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viernes, 12 de febrero de 2010

L'era del marketing mordi e fuggi


Sul Web, le campagne di ampio respiro cedono spesso il passo a operazioni veloci e mirate. Il mezzo si presta perfettamente a questo scopo: basta farlo con intelligenza.


Il termine non è dei più eleganti, ma serve almeno a dare il concetto in maniera sintetica e - tutto sommato - completa. Il guerrilla marketing si fa con armi non convenzionali, spesso con bassi costi, senza farsi riconoscere (almeno inizialmente) e con attacchi mordi e fuggi. L'obiettivo: il potenziale cliente. Così si definisce l'insieme di varie tecniche di marketing che punta a generare grande visibilità in poco tempo e con pochi investimenti. Perché allora non vi ricorrono tutti? Perché generare una campagna marketing mordi e fuggi non è opera di poco conto, e l'insuccesso può nascondersi dietro l'angolo.

Gli elementi fondamentali

Come organizzare al meglio una campagna di guerrilla marketing, quindi? Pur senza la pretesa di esaurire l'argomento, riportiamo di seguito i pochi passaggi fondamentali, che devono essere aggiustati e mirati, ovviamente, sulle capacità, le possibilità economiche e di risorse umane di un'azienda.

Prodotti e servizi. La prima naturale domanda da porsi è se il prodotto o servizio che si vuole lanciare si presta a una campagna di guerrilla marketing. Difficilmente una campagna istituzionale può essere veicolata con tecniche mordi e fuggi, anche se non è del tutto da escludere. Anche i prodotti che si inseriscono in un filone di produzione "normale" farebbero fatica a sfruttare una campagna di tal genere. I prodotti e i servizi che maggiormente la possono sfruttare sono quelli di rottura, modelli che escono dalla produzione standard oppure che hanno un carattere di originalità particolarmente forte. Un buon creativo, però, può riuscire a creare una campagna di guerrilla anche a partire da un elemento secondario.

Idea originale. Infatti, più che il prodotto o servizio, a contare è l'idea da trasmettere. Questa deve essere originale, capace di suo di attirare la curiosità. L'impostazione iniziale che deve avere è quella di una piccola rivoluzione nel proprio settore. Per questo è bene puntare sulle innovazioni forti, fossero anche dettagli e particolari che in una campagna tradizionale andrebbero in secondo piano. L'obiettivo finale è far parlare di sè, quindi più si è originali (geniali) più si riuscirà nel proprio intento. E per questo non servono budget smisurati, ma al contrario sono utili pochi investimenti. In margini economici stretti, l'idea assume un'importanza ancora maggiore. E per essere sicuri del suo effetto, si crei un piccolo panel tra tutti i collaboratori che saranno coinvolti nella creazione della campagna. Per essere efficace deve convincere, per convincere deve mettere d'accordo tutti: almeno quelli che ci lavorano.

Creazione del teaser. Nella parte operativa della campagna mordi e fuggi, tutto ruota attorno alla creazione del teaser, che dà concretezza all'idea originale. Non è l'unica tecnica pubblicitaria utilizzabile, ma sicuramente è quella più efficace in una campagna di guerrilla marketing. To tease significa "stuzzicare", "intrigare", e lo scopo del teaser è esattamente quello: immagine, filmato o slogan, deve essere allusivo ed evocativo, non trasmettere alcun concetto diretto, ma semplicemente colpire l'utente. La curiosità si stimola senza svelare tutto, anzi meno si svela meglio è. La contropartita è che un teaser troppo eccentrico o cervellotico rischia di allontanare gli utenti, con un effetto contrario a quello desiderato.

L'effetto virale. Se l'idea è originale e il teaser efficace, ciò che si ottiene è un effetto virale. Il caso passa di bocca in bocca e si propaga di utente in utente. Che tutto ciò sia spontaneo sarebbe perfetto. Tuttavia, è molto difficile riuscire a creare un caso virale di grande effetto con pochi mezzi. Funziona soprattutto per i teaser televisivi. Su Internet, però, si può contare sull'aiuto del mezzo, che si presta a una diffusione virale più di qualsiasi altro. Magari si può "incoraggiare" questo effetto con una campagna parallela, altrettanto nascosta e non dichiarata, in cui si stimola via e-mail, sui forum, nelle community l'interesse per il teaser.

La raccolta del successo. Una volta ottenuto il proprio scopo di diffusione virale, si può giocare a carte scoperte. Se la campagna ha avuto successo, il tutto si svolge in pochi giorni o settimane, anche perché un teaser non può reggere più a lungo. A questo punto, il teaser va svelato, con un'opportuna fase due della propria campagna, in cui si spiega il significato del primo lancio. L'effetto virale, quindi, dovrebbe cominciare a placarsi, ma - se oltre al marketing esiste un prodotto/servizio degno di nota - non smette: si trasforma in effetto community. Quello che prima era un vorticare di commenti, domande, voci e rincorrersi di pareri, diventa qualcosa di statico e dà vita a un gruppo di persone che continuano a riconoscere interesse nei confronti di quello stimolo iniziale. Anche questa fase può essere supportata con mezzi adeguati, dai forum alle community. In questo senso, se la campagna mordi e fuggi non dura più di alcune settimane, il suo effetto può continuare per mesi, se non per anni. Se infine il successo è stato ampio, questo può generare una seconda campagna di comunicazione, di tipo tradizionale: si racconta l'iniziativa e il suo buon esito per continuare a parlare del prodotto in modo convenzionale.


martes, 22 de diciembre de 2009

Benchmarketing: un acercamiento al concepto


Presentación

El presente trabajo pretende aclarar el concepto y las aplicaciones del Benchmarketing en la empresa, entender y aplicar los métodos de trabajo existentes así como los aspectos más importantes de esta herramienta.

Introducción

¿Para qué sirve el Benchmarketing?
¿Benchmarketing consiste en copiar?
¿Cómo se aplica el Benchmarketing?

Objetivos

Conocer los conceptos y las definiciones posibles de Benchmarketing.
Aprender los diferentes tipos de Benchmarketing
Aplicar diferentes técnicas y metodologías de Benchmarketing

Introducción

El Benchmarking es un concepto que empezó a utilizarse hace unos veinte años. En muchos casos más de forma teórica que práctica. Pero no ha sido hasta entrados en la década de los ’90 cuando las principales empresas a nivel mundial comenzaron a interesarse por este tema.

La competencia cada vez mayor a la que se ven sometidas muchas compañías las ha obligado a buscar recursos y técnicas novedosas con las que poder competir. Una de estas técnicas es el Benchmarketing.

Al principio, en la década de los ’80 la idea del Benchmarketing era comparar a las empresas norteamericanas con las japonesas. En la actualidad el Benchmarketing consiste en comparar a tu empresa con la mejor del mundo.

Seguramente habrán oído hablar de Benchmarking pero no del Benchmarketing. En definitiva es el mismo concepto, pero utilizamos Benchmarketing para hacer hincapié en la función comercial o marketing.

Definiciones posibles

Existen numerosas definiciones respecto de este concepto. Sin embargo, de forma genérica la mayoría de los autores coinciden, con algunos matices, en los principios fundamentales. Así, algunas posibles definiciones podrían ser:

“Benchmarketing es el proceso continuo de medir productos, servicios y prácticas contra los competidores reconocidos como líderes en su sector.”
(David T. Kearns, Director General de Xerox Corporation)

Concretamente, Xerox Corporation fue la primera en aplicar el Benchmarketing en 1979 como técnica y proceso competitivo frente a sus competidoras, formalizando y dirigiendo sus análisis a Fuji.

Otras posibles definiciones

“Entendemos como Benchmarketing al proceso de comparar y medir las operaciones de una organización o sus procesos internos/externos contra los de un reconocido líder de mercado, tanto interior como exterior al mercado de referencia.”

“Al proceso continuo de medir y comparar una organización con las organizaciones líderes en cualquier lugar del mundo, a fin de obtener información que les ayude a ejecutar acciones para mejorar su desempeño, se denomina Benchmarketing o estudios de desempeño comparativo.”

Así, tenemos que en la práctica una organización que aplica Benchmarketing, en realidad lo que hace es buscar organizaciones, sean o no competidoras, y analizar procesos de mejora. Se trata de aprender basándonos en la experiencia de los demás. No es precisamente un análisis comparativo de un producto de la competencia frente al nuestro. El Benchmarketing va mucho más allá, comparando los procesos de fabricación, lanzamiento, estrategia, organización, calidad. etcétera.

También debe entenderse como un proceso continuo de comparación, y no meramente como un hecho puntual.

En realidad, en muchas ocasiones necesitamos de un patrón de medida para poder juzgar y evaluar la corrección de nuestros procedimientos. Precisamos, en definitiva, de un standard o punto de referencia.

“Benchmarketing es la búsqueda de las mejores prácticas de la industria que conducen a un desempeño excelente” (Robert C. Camp).

Viendo todo lo anterior, podríamos pensar que sólo se centra en “copiar” lo que los otros hacen bien. Evidentemente no siempre es así, o al menos no debería serlo. Una empresa que lo aplique correctamente debería identificar qué es lo que hacen bien otras empresas e intentar mejorar sus procedimientos. Pero en la práctica no todas las teorías se llevan a buen puerto.

En la actualidad, las empresas no disponen de tiempo para implantar sistemas de mejora gradual en las áreas o los departamentos en los que la encuentras más desfavorecidas o atrasadas. El Benchmarketing puede ayudarnos a ver exáctamente dónde nos encontramos respecto a los mejores. Sin embargo, los mejores no siempre tienen que ser nuestros competidores.

El Benchmarketing no consiste sólo en compararnos con nuestros competidores sino con los mejores, sean o no competencia.

“El Benchmarketing se suele hacer entre organizaciones que así lo acuerdan”.

“El Benchmarketing se centra en procesos y prácticas, y no sólo en productos”.


Para mas información escribanos a info@lysan.biz o visite nuestra pagina Web en www.lysanconsulting.com

domingo, 20 de diciembre de 2009

Inicio actividad comercio electrónico


Generalmente una actividad comercial que se dirige a través de canales de venta electrónicos es considerada como una actividad que gira en torno a principios y reglas completamente diferentes respecto a aquellas del comercio tradicional. Esto no es absolutamente verdadero!

Las actividades de comercio electrónico de hecho heredaron todas las características del comercio tradicional, más aún, algunas de estas representan un elemento imprescindible para el comercio electrónico.

Componentes importantes del comercio tradicional minorista como la integridad de la gama de los productos, la colocacion estrategica del ejercicio comercial (en plazas abarrotadas o calles principales), la correcta política de precios en función de los clientes, son todas características que resultan validas también en el comercio electrónico.

La primera cosa para preocuparse, para no tener sorpresas desagradables y desperdiciar el propio trabajo, es dirigirse a proveedores de tecnología de Web que aseguran una plataforma potente y confiable.

Una actividad de e-commerce bien gestionada puede generar un volumen de las ventas que a veces supera también las previsiones mas optimistas! Funciones tan avanzadas como la posibilidad de generar listas de precios diferenciadas, efectuar reportes estadísticos de las ventas, calcular en función de las características del producto los costos y los tiempos de envío , integran funciones de micro marketing generando newsletter dirigidos, todas estas constituyen factores críticos del éxito de la actividad de e-commerce.

Hoy, gracias al fuerte descubrimiento de la tecnología de la Web es posible usufructuar de servicios fuertemente especializados, dotados de interfaces de gestiones simples e intuitivas, en idioma español, todo afrontando costos de gestión muy bajos que oscilan entre los 20 y los 30 euros al mes.

Dado el fuerte desarrollo de Internet, una fundamental importancia esta cubierta por la colocación estratégica del ejercicio comercial, que en el caso del comercio electrónico se traduce con la elección precisa y cuidadosa de donde hacer abrir el propio negocio sobre los portales, los cuales son el paralelo de las plazas y de las calles de una ciudad virtual.

Ahora, cual es la componente intangible que conduce a los clientes a la compra de un producto? La confianza.

Ser confiable en el caso del comercio electrónico es más difícil que serlo en el caso del comercio tradicional. Comprar un producto en un negocio tradicional permite efectuar en persona, toda una serie de controles conscientes e inconscientes que en el caso del comercio electrónico no son posibles.

Generalmente los clientes tienen el temor de no poder valorar los productos directamente, en el caso de algún defecto en la mercadería, falta de entrega, etc.

Es cierto que factores como la eficacia de la descripción y de la imagen del producto, la velocidad de entrega de estos últimos, la posibilidad de dirigirse a un call-center para eventuales reclamos, juegan un rol decisivo a fin de que se instaure la confianza que esta en la base de una respuesta comercial, sea esta grande o chica. Al fin de asegurar lo mas posible los propios clientes, es posible certificar el propio negocio por una organización ad hoc, es decir, que concede su propia marca de calidad a los negocios electrónicos que adoptan determinadas metodologías buscando alcanzar la máxima confianza del servicio ofrecido.

En conclusión podemos afirmar que la gestión de una actividad de e-commerce, debe ser tratada en el detalle a la par de una actividad comercial de tipo tradicional, poniendo particular atención a la potencia de la plataforma utilizada, a la visibilidad del propio negocio electrónico y a la confianza de quien provee los servicios sobre aquellos se construye el propio negocio online.


Para mas información escribanos a info@lysan.biz o visite nuestra Web en www.lysanconsulting.com

jueves, 15 de octubre de 2009

Productos versus servicios


Aunque las estrategias y herramientas operativas deben ser las mismas para ambos pero adaptadas, hemos considerado oportuno especificar aquellas características que definen los servicios ya que en base a ellas se marcan las estrategias a seguir. El principal elemento diferenciador radica en la intangibilidad de los servicios ya que no se pueden percibir por los sentidos: vista, tacto... En cualquier caso, incluimos a continuación las principales características diferenciadoras:

  • La no estandarización de los servicios, ya que es casi imposible que se repitan dos servicios iguales. Sobre dos viajes de placer es muy difícil que se repita la misma valoración de ellos.
  • No se pueden probar, por lo que tampoco devolver si no te gusta.
  • La inseparabilidad, que significa no poder separar el servicio de quien lo presta, así en una operación de cataratas tiene que estar presente el oftalmólogo que la realiza porque la producción del servicio va unida al consumo del mismo.
  • Los servicios no se pueden ni almacenar ni transportar por lo que tampoco intercambiar.
  • Los servicios, en principio, son perecederos ya que deben utilizarse para el momento que fueron previstos y no posteriormente. Si el juicio era a las 12 de la mañana no se puede ver el caso por la tarde.
  • En los servicios, la empresa está en contacto directo con el cliente, en los productos, difícilmente se da este hecho.
  • El cliente participa en la producción de los servicios, en los productos no. Pongamos el ejemplo de un viaje, nuestra actitud en el mismo hace que el resultado pueda ser diferente.
  • Los servicios son difíciles de valorar, por ello en la presentación de ofertas pueden existir grandes diferencias, principalmente de precios.
  • La gestión de los servicios es más problemática que la de los productos.

Todas estas características aquí mencionadas no justifican la utilización de un marketing diferente al de los bienes de consumo, pero sí requieren unas estrategias acordes al servicio prestado. España se está convirtiendo en una potencia importante en marketing de servicios ya que la competencia de las multinacionales no le resta apenas mercado, al poder fijar el precio en base a una determinada actividad donde la tarea personal adquiere un importante protagonismo.

Independientemente del país, en cualquiera que exista una consolidada economía de mercado, el sector servicios ocupará un porcentaje mayor al de producción, de ahí que haya considerado interesante traer a este capítulo, como información complementaria, algunas de las últimas tendencias de marketing de servicios, ya que exponerlas todas sería motivo de un nuevo libro: marketing político, bancario, de percepciones, deportivo, de organizaciones, one to one, ecológico, Internet, etc.

A) Mobile marketing

Creo que nos encontramos con una de las herramientas de marketing con mayor futuro y recorrido ya que el móvil ofrece y ofrecerá infinitas utilidades. En la actualidad está plenamente integrado en la vida del consumidor, le acompaña a todas partes y le permite comunicarse, hacer fotografías, escuchar música, consultar el correo electrónico o ver la televisión. Pero las posibilidades son infinitas ya que poder interactuar con el cliente en el momento preciso le permitirá tenerlo como perfecto aliado en los estudios de mercado y de opinión, realizar todas las gestiones financieras, e-commerce, etc.

B) Marketing bursátil

El punto de partida de este «nuevo marketing», perteneciente al marketing de servicios, lo forman el conocimiento de las necesidades, intereses y posiciones de los clientes y los inversores. Al igual que el marketing de producto, en el marketing bursátil tiene que aplicarse el mix de las diferentes variables del marketing.

Pero, ¿cómo se aplica el marketing bursátil? Lo primero es comprender las necesidades de los inversores y del mercado. Entre estas necesidades se encuentra el hecho de que los inversores no necesitan saber solamente que la empresa tiene beneficios, sino por qué. Además, tenemos que aplicar consecuentemente la segmentación, la determinación del público objetivo y el posicionamiento a la penetración en el mercado de la empresa.

Pero, sobre todo, la clave está en mantener a los inversores, es decir, en fidelizarlos. Para ello, hay que conocer con precisión el comportamiento del inversor, del mismo modo que hay que saber por qué algunos compran y otros dejan de hacerlo. Si las empresas son capaces de aplicar correctamente estas claves de marketing bursátil, como ha quedado demostrado con General Electric, obtendrán enormes incrementos de valor.

C) Marketing viral

Aunque se aborda más ampliamente en el capítulo de Internet, lo hemos reflejado en este apartado ya que la empresa ha de estar habituada a convivir con esta herramienta y máxime con la irrupción de la web 2.0. Lo podemos definir como la herramienta de Internet que permite la difusión de un mensaje, partiendo de un pequeño núcleo emisor, que se multiplica por la colaboración de los receptores y su difusión generando un efecto piramidal que crece geométricamente.

D) Marketing de guerrillas

O también denominado radical, tiene como objetivo el romper las directrices tradicionales aplicadas en el marketing. En vez de invertir dinero en estudios de mercado o realizar costosas campañas de publicidad, optan por acercarse a segmentos de clientes de una forma directa, creando soluciones personales y creativas a las necesidades del cliente de una forma no muy convencional. Ejemplo de ello lo tenemos en las campañas Virgin, Harley Davidson, etc.

E) Marketing relacional

Tiene como objetivo el crear relaciones sólidas y satisfactorias con los clientes. Esta relación ha de basarse en adecuar las necesidades del comprador a la oferta de nuestro producto que lógicamente debe tener calidad, precio y servicios para configurar un activo que lo haga mantenerse fiel a nuestra empresa en el tiempo.

F) Marketing interno

Día a día ha ido tomando mayor protagonismo en el mundo de la empresa y organizaciones el denominado marketing interno que es el que ha de realizarse dentro de la propia compañía para que su cliente interno o trabajador colabore de forma más eficiente en su rentabilidad y productividad. Difícilmente se puede ser competitivo en el mercado si no sabemos gestionar el talento y actuar de forma altamente motivadora con los colaboradores de la empresa.

G) Marketing social

Podríamos decir que el marketing social, también denominado marketing con causa, consiste en la dedicación de recursos económicos o técnicos a actividades de asistencia y protección social, generando un beneficio a medio y largo plazo para la empresa y su entorno. Así, por ejemplo, en el ámbito externo, la vinculación con una causa social repercute de forma positiva en la imagen de la compañía y apoya las estrategias de marketing contribuyendo a la promoción de sus productos y a la fidelización de sus clientes. Por lo que ser refiere al ámbito interno, también se obtienen importantes beneficios relacionados con la gestión de recursos humanos, la cultura corporativa, el fortalecimiento de las relaciones laborales o la motivación de los empleados.

Pero, para que el marketing social sea realmente eficaz hay que determinar, en primer lugar, cuál es la causa –que tiene que ser compatible con la actividad de la compañía– y las organizaciones más adecuadas para prestar su ayuda social. Una vez determinado esto, hay que desarrollar una estrategia específica para llevarlo a cabo.

Pero, aquí no acaba todo. Tenemos que tener muy presente que el marketing social no debe ser algo puntual, algo que hacemos para aprovechar que está de moda, para seguir la tendencia, sino que tiene que partir de la auténtica convicción de la empresa de que tiene una responsabilidad social con su comunidad. La Responsabilidad Social Corporativa (RSC) se encuentra englobada en este apartado.


En Lysan consulting dentro de nuestra forma de trabajar realizamos una encuesta de mercado en la que se crea una descripción detallada de su empresa y de su producto y/o servicio. El diseño y la complejidad de ésta dependerán de las necesidades del producto.

Para mas información escribanos a info@lysan.biz o viiste nuestra web en www.lysan.biz o www.lysanconsulting.com
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